Morbo di Crohn, contro le recidive vincono cure personalizzate

La strategia migliore per affrontare il morbo di Crohn è verificare l’andamento delle terapie e decidere di volta in volta quali farmaci prescrivere. A suggerirlo sono i risultati ottenuti dai ricercatori del Dipartimento di gastroenterologia dell’Università di Melbourne, in Australia, sperimentando due diversi protocolli.

Nell’ambito dei loro studi, pubblicati su Lancet, sono stati tenuti sotto controllo pazienti con morbo di Crohn sottoposti a un intervento chirurgico all’intestino e trattati secondo una metodica classica che non prevede nessun controllo ravvicinato, ma solo la somministrazione di farmaci immunosoppressori, e altri pazienti curati con un nuovo approccio basato sull’esecuzione di ecografie ogni 6 mesi e conseguente definizione della terapia farmacologica in base all’esito dell’esame ecografico. Dopo 18 mesi è parso chiaro come questo secondo approccio fosse associato a una significativa riduzione delle recidive.

Queste ultime sono un problema tutt’altro che infrequente. Un numero non piccolo di persone colpite da morbo di Crohn deve infatti essere operato per far fronte a ulcere intestinali, salvo poi finire nuovamente in sala chirurgica a causa di recidive. Il protocollo di cura personalizzato proposto dai ricercatori australiani sembra adatto ad arginare questo problema e a garantire il mantenimento di una qualità di vita accettabile.

A.B.
Data ultimo aggiornamento: 09 giugno 2015