Macrofagi "sconosciuti" dentro il cuore potranno aiutarci contro l’infarto

Una ricerca pubblicata sulla rivista Immunity rivela l’esistenza di cellule del sistema immunitario mai identificate prima. Nuovi farmaci potrebbero potenziare la loro capacità di riparare i danni

I ricercatori della Washington University School of Medicine di Saint Louis (Stati Uniti) hanno compiuto un passo in avanti importante nella conoscenza del ruolo del sistema immunitario nel mantenimento della salute del cuore.

Da tempo è noto che alcuni elementi del sistema immunitario e, in particolare, i macrofagi, intervengono in caso di stress cardiaco come quello dovuto all’ipertensione o a un infarto. Ma, finora, si è sempre pensato che esistesse una sola popolazione di macrofagi, generati nel midollo osseo (a partire dalle cellule staminali del sangue) e da lì trasportati, attraverso il sistema circolatorio, in tutti gli organi e tessuti.

Gli autori dello scoperta, di cui dà conto la rivista PNAS hanno invece dimostrato che la realtà è molto più complessa di così: alcuni organi, tra i quali il cuore, conservano al loro interno una popolazione di macrofagi immaturi, di origine fetale, e ne richiamano poi altri, adulti, dal circolo sanguigno. Non solo: anche dal punto di vista della funzione, le due popolazioni sono diverse. I macrofagi maturi hanno infatti un’attività pro-infiammatoria, che quindi può esacerbare un danno causato da un altro fattore come la pressione alta, mentre quelli fetali promuovono la cicatrizzazione del tessuto cardiaco e favoriscono la guarigione. Ciò spiegherebbe perché alcune persone recuperano più in fretta e meglio di altre dall’infarto (dipenderebbe, infatti, dai diversi equilibri tra queste due popolazioni) e perché le persone colpite da malattie come il diabete, nelle quali i macrofagi presentano diversi squilibri, sono in grado di riparare i danni dell’infarto con molta maggiore difficoltà.

Ora che sono note le diverse "tipologie" di macrofagi - hanno concluso i ricercatori americani - sarà possibile studiare strumenti farmacologici specifici per potenziare o spegnere una delle due popolazioni, a seconda dello scopo terapeutico che si vuole raggiungere.

 

Agnese Codignola
Data ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2014