Una molecola può frenare
lo scompenso del fegato

Per ora si tratta di risultati ottenuti sugli animali, ma se si avranno conferme anche negli uomini, la terapia per le persone con grave scompenso epatico potrà diventare molto più efficace di quella attuale, grazie a una stimolazione del sistema immunitario.
Lo scompenso epatico è un danno causato dall’evoluzione delle patologie croniche del fegato come la cirrosi, oppure da intossicazioni da farmaci, alcol e droghe. Può nascere anche in seguito a interventi chirurgici (ad esempio per asportare un tumore), ed è una condizione che può diventare anche molto grave, perché porta in alcuni casi alla sepsi, cioè all’infezione generalizzata dell’organismo.
Di norma si cura con il trapianto del fegato, quando possibile, ma se la sepsi è già iniziata, il trapianto non è più praticabile e, in quel caso, ci sono poche speranze di non soccombere alle infezioni. Gli epatologi e immunologi dell’Università di Edimburgo (Scozia) hanno però osservato un dato: tra i malati, coloro che hanno livelli più alti di CSF-1 (Colony Stimulating Factor 1), una sostanza che modula il sistema immunitario (in particolare arruolando un’altra popolazione di agenti difensivi, i macrofagi), e promuove la rigenerazione del fegato danneggiato, resistono meglio alle infezioni. Hanno così provato a dare CSF-1 agli animali da esperimento, e ottenuto gli stessi risultati, illustrandoli poi sulla rivista Gastroenterology.

Gli studiosi stanno ora pianificando i primi test sull’uomo, e ritengono che in ogni caso il dosaggio del CSF-1 nei malati possa diventare, fin da ora, un valido marcatore dell’andamento della terapia, utile per impostare cure più aggressive nei malati maggiormente a rischio.’

Data ultimo aggiornamento: 27 settembre 2015