Così il parto cesareo "modifica" le nostre difese

Se il bimbo nasce in sala operatoria, incontra batteri diversi da quelli presenti nel canale vaginale. E questo può portare a un’attivazione differente del suo sistema immunitario. Modifiche arrivano anche dagli antibiotici usati in gravidanza

Tra le cose più importanti che una mamma passa al bambino non ci sono solo i geni, o il latte: altrettanto decisivi per la salute del piccolo sono i microbi. Negli ultimi decenni è diventato chiaro che le comunità microbiche che convivono con noi in tante aree del nostro corpo (il cosiddetto microbiota), prima fra tutte quella intestinale, svolgono funzioni essenziali per la nostra fisiologia e per la nostra salute. Non ultimo, lo sviluppo corretto delle difese immunitarie.

I primi germi che incontra il sistema immunitario ancora "vergine" del neonato, e quelli con cui viene a contatto nei primi anni di vita, gli insegnano a reagire correttamente agli agenti esterni che incontrerà in seguito nella vita. E il microbiota iniziale del piccolo è determinato in larga parte dagli scambi di microbi con la madre, durante il parto e l’allattamento.

Non a caso il corpo materno si prepara al parto anche adattando i suoi microbi. Le comunità microbiche della vagina e del colon cambiano durante la gravidanza, e questi cambiamenti sembrano essere in parte adattamenti a sostenere la gravidanza stessa (per esempio, migliorando l’efficienza con cui l’intestino assimila le calorie, e creando un ambiente vaginale più ostico per i batteri patogeni che potrebbero risalire verso l’utero), e in parte una preparazione della collezione di batteri più adatta da fornire al neonato al momento del parto. 

«La formazione di un corretto microbiota può essere disturbata da tutto ciò che interferisce con la normale trasmissione dei microbi dalla madre al bambino, spesso con ripercussioni sul sistema immunitario - scrive Maria Dominguez-Bello, della New York University School of Medicine, in un articolo importante sulla rivista Trends in Molecular Medicine, pubblicato alcuni mesi fa. - I disturbi maggiori vengono dal parto cesareo, dagli antibiotici e dal mancato allattamento al seno. Le differenze microbiche fra i neonati partoriti in modo naturale e quelli con parto cesareo, che impedisce la trasmissione dei batteri vaginali e del colon materni al bambino al suo primo contatto col mondo esterno, sono enormi. Per esempio i nati col cesareo non hanno i normali microbi vaginali, mentre predominano quelli tipici della pelle. Non sappiamo di preciso - continua Maria Dominguez-Bello - quanto queste differenze vengano poi appianate durante la crescita, ma si è visto che almeno qualche differenza permane negli anni successivi, anche fino a 7 anni di età». Ed è per questo, presumibilmente, che il parto cesareo sembra aumentare nel bambino il rischio di varie malattie a base immunologica come asma, diabete di tipo 1 e celiachia, oltre che di obesità.

Molti studi mostrano, poi, che anche gli antibiotici usati in gravidanza, durante il parto o nei primi mesi di vita del neonato alterano la flora batterica. Gli effetti di queste "modifiche" sono però meno chiari: esistono indizi che gli antibiotici in gravidanza possano accrescere il futuro rischio di asma e obesità, ma sono ancora dati preliminari da confermare. 

Dopo la nascita, una fonte cruciale di batteri intestinali è il latte, che dà un contributo decisivo alla maturazione della flora intestinale, introducendovi nuove comunità microbiche. Anche in questo caso ci sono segni che la sostituzione del latte materno con quello in polvere possa disturbare il corretto sviluppo del microbiota e conseguentemente del sistema immunitario, aumentando il rischio futuro di vari disturbi. Il latte materno, infatti, non solo apporta nuovi batteri che arricchiscono la flora intestinale, ma contiene anche alcuni zuccheri destinati non al bambino ma ai suoi microbi intestinali, per promuovere la crescita di specie utili come i ben noti bifidobatteri, che inibiscono vari patogeni e contribuiscono a regolare le risposte infiammatorie e immunitarie. L’introduzione dei cibi solidi porta poi a ulteriori cambiamenti della flora intestinale.

Il microbiota normale del bambino si modifica nei mesi e negli anni, facendosi via via più complesso, fino a divenire simile a quello degli adulti, intorno ai tre anni di età. Questa successione non serve solo ad adattarlo all’assimilazione dei diversi alimenti, ma anche a far maturare correttamente il sistema immunitario. 

«Per ora abbiamo soprattutto indizi, e ci vorranno ricerche più approfondite per capire se e quanto il parto cesareo, gli antibiotici e il latte in polvere favoriscano davvero disturbi significativi - precisa Dominguez-Bello. - Però sembra prudente fare un uso cauto di queste procedure, utilizzandole solo quando servono davvero». 

Naturalmente ci sono casi in cui questi interventi sono indispensabili. Cosa fare, allora, per prevenire o curare i danni al microbiota? Se la madre assume antibiotici, l’intervento più semplice è che ingerisca anche batteri utili, i cosiddetti probiotici, e i composti che ne favoriscono la crescita, i prebiotici. «Alcuni studi fanno pensare che la loro assunzione, durante la gravidanza o l’allattamento, migliori la flora batterica dei bambini e riduca le loro risposte allergiche agli alimenti. Altri studi, però, non mostrano l’esistenza di questi benefici. Probabilmente molto dipende da quali specie e da quali ceppi batterici si usano, e dai tempi, dosi e modi di somministrazione. Ma su tutto questo sappiamo ancora poco. Quindi - precisa Dominguez-Bello - prima di poter consigliare a ragion veduta i probiotici e i prebiotici sarà necessario studiarli meglio, possibilmente nell’ambito di studi indipendenti non promossi da chi vende questi prodotti». 

Per i bimbi nati con il parto cesareo, o che ricevono antibiotici, si sta studiando anche la somministrazione, dopo la nascita, dei fluidi vaginali materni, così da simulare la colonizzazione batterica di un parto naturale. Anche in questo caso i primi esiti sono promettenti ma la tecnica deve essere messa a punto, anche per evitare rischi.

«Probabilmente, quando è possibile, il miglior modo per creare e mantenere un buon microbiota nei neonati è l’allattamento esclusivo al seno - conclude Dominguez-Bello. - In alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, ci sono banche del latte che raccolgono latte umano per i bambini le cui madri ne sono prive. Anche se questo latte è pastorizzato e molti batteri benefici muoiono, perlomeno i prebiotici che favoriscono la crescita dei batteri utili restano intatti, ed è comunque una scelta preferibile al latte in polvere ordinario. Ci sono poi tipi di latte in polvere arricchiti con pro e prebiotici, che possono essere un’alternativa utile, anche se valgono i limiti già rilevati: questi prodotti devono essere ancora perfezionati, e in particolare bisogna capire quali sono le formulazioni più efficaci».’

 

Giovanni Sabato
Data ultimo aggiornamento: 05 gennaio 2016