Così il cervello aiuta il sistema immunitario a scoprire le infezioni - L’Assedio Bianco

Così il cervello "scopre" le infezioni (e ci difende)

Secondo nuove ipotesi, formulate sul New England Journal of Medicine, il sistema nervoso si attiva intensamente, insieme all’apparato immunitario, per andare a "caccia" dei nemici dell’organismo e per organizzare le difese.

È un’idea emergente ancora da verificare, ma affascinante. Il sistema nervoso sembra giocare un ruolo sofisticato nel coordinare la risposta alle infezioni, e, se imparassimo a decifrare i messaggi che viaggiano tra la periferia e il cervello in questo lavorio, potrebbe diventare una spia importante per i medici, rivelando informazioni preziose sui germi presenti nell’organismo e su cosa stanno facendo. Lo teorizzano sul New England Journal of Medicine i ricercatori Benjamin Steinberg e Arthur Slutsky, rispettivamente all’Università e al St. Michael’s Hospital di Toronto in Canada, e Kevin Tracey, del Feinstein Institute for Medical Research di Manhasset a New York.

Si sapeva che i neuroni periferici comunicano al cervello la presenza di infezioni e infiammazioni nei tessuti, però l’ipotesi, adesso, è che non si tratti di un generico segnale d’allarme, ma di informazioni dettagliate: che tipo di patogeno c’è, quanto è estesa l’infezione, come procede la reazione infiammatoria dell’organismo e via dicendo. Lo stesso accadrebbe, peraltro, in caso di malattie autoimmuni. Leggendo l’attività nervosa, si potrebbe allora diagnosticare e seguire in tempo reale il decorso dell’infezione o dell’attacco autoimmune. 

«Oggi per diagnosticare con certezza un’infezione dobbiamo prelevare un campione di sangue o di tessuto, spesso con tecniche invasive, e attendere i risultati delle analisi per ore o per giorni - spiega Steinberg. - Ma contro molte infezioni la tempestività è essenziale. In un caso estremo, lo shock settico, ogni ora di ritardo nell’iniziare la giusta terapia antibiotica accresce la mortalità di oltre il 7%. E anche in casi meno drammatici è importante, per esempio, distinguere presto una polmonite virale da una batterica per decidere se dare o meno gli antibiotici».

L’attività nervosa potrebbe aiutare. Uno studio pubblicato su Nature nel 2013, per esempio, ha mostrato che nei topi i neuroni dolorifici reagiscono alla tossina di un batterio (l’emolisina alfa dello Staphylococcus aureus), rilasciando localmente sostanze che regolano la risposta delle cellule immunitarie, ma inviando anche segnali dolorifici al cervello. E un altro studio del 2014, sempre su Nature, ha mostrato che le cellule nervose intervengono direttamente anche nell’infiammazione della pelle causata da una malattia autoimmune, la psoriasi.

In questi e altri studi si è visto, infine, che l’attività dei neuroni coinvolti, incluso l’invio di messaggi al cervello, varia in tempo reale con il crescere o il declinare dell’infezione o dell’infiammazione. «La rete nervosa è così fitta da poter comunicare praticamente con ogni cellula del corpo, sorvegliando quindi in diretta l’intero organismo -  aggiunge Steinberg. - E forse le informazioni che trasmette non comunicano solo la sede e l’entità dell’infezione, ma anche il tipo di patogeno presente e le reazioni dell’organismo. Se è così, potremmo decifrare il codice con cui il sistema nervoso comunica queste informazioni e captarle con strumenti che leggono l’attività elettrica dei nervi, per seguire le infezioni in tempo reale e in modo non invasivo, e dare subito una risposta appropriata. Magari anche interferendo con questi stessi segnali nervosi, per modulare la risposta dell’organismo»’

Giovanni Sabato
Data ultimo aggiornamento: 03 giugno 2015