Come scovare i "poliziotti" corrotti che non ci difendono dai tumori

Il nostro sistema immunitario è in grado di riconoscere le cellule tumorali e di distruggerle, e in moltissime occasioni lo fa. Alcune volte, però - spiega in questa videointervista Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano) - i "poliziotti" dell’apparato difensivo che dovrebbero difenderci (in particolare, i linfociti T e i macrofagi) si lasciano corrompere dalla cellule cancerose. Il tumore riesce così a bloccare l’azione dei poliziotti e anzi, addirittura, convince i linfociti T e i macrofagi a collaborare con la massa cancerosa stessa, per aiutarla a crescere! Molti studi sono in atto per impedire che questo avvenga e riportare all’ordine i poliziotti corrotti. Le strategie sono diverse, e passano attraverso anticorpi monoclonali e altre terapie.

Per molto tempo si è dato in generale importanza solo alla cellula tumorali. Colpirla era la parola d’ordine. Ma piano piano ci si è accorti che la nicchia ecologica dentro alla quale crescono le cellule tumorali è altrettanto importante quanto la cellula tumorale stessa. Questa nicchia ecologica comprende cose diverse, comprende le vie di rifornimento (quindi i vasi sanguigni), comprende lo stroma, l’impalcatura (ovvero il tessuto connettivo di supporto di un organo), e infine ci sono le cellule di difesa, appartenenti a classi diverse con compiti diversi. Ci sono delle cellule che sono le cellule T che in generale dovrebbero uccidere la cellula tumorale. Non lo fanno perché la cellula tumorale e il micro-ambiente tumorale, la nicchia ecologica, tirano una specie di freno a mano, anzi ci siamo accorti che ci sono molti freni a mano, e queste cellule smettono di funzionare. Un altro tipo di cellula di difesa che è presente in grande quantità all’interno dei tumori sono cellule che chiamiamo macrofagi, ovvero grandi mangiatori. Queste cellule in teoria di nuovo dovrebbero essere cellule deputate a svolgere un ruolo di difesa, ma quando arrivano nel microambiente dei tumori vengono corrotte da segnali che arrivano dalla cellula tumorale, ma anche da segnali che arrivano da questa nicchia ecologica che si è sviluppata in modo da favorire la crescita tumorale. In sostanza questi poliziotti corrotti danno dei fattori di crescita, riforniscono la cellula tumorale, favorendo la formazione di nuovi vasi e poi attenuando le risposte delle cellule T. Data la complessità della nicchia ecologica che sta attorno alla cellula tumorale si stanno sviluppando strategie diverse che colpiscono elementi diversi. Una strategia è quella con un anticorpo monoclonale che si chiama anti CTLA4, che toglie uno dei freni della cellula T. Questo fa sì che le cellule T ricomincino a funzionare e riconoscano la cellula tumorale. Questa strategia è stata provata essere efficace nel melanoma. Un altro anticorpo, che è appena stato approvato negli Usa ed è oggetto di sperimentazione anche in Europa è un anticorpo contro un sistema di freni che si chiama PD1. L’altra strategia consiste infine nel colpire i poliziotti corrotti, i macrofagi, e noi abbiamo dimostrato che un farmaco approvato per uso clinico, che si chiama trabectedin e che è utilizzato nel sarcoma (il tumore del tessuto connettivo) e nel cancro dell’ovaio, funziona perchè elimina parte dei poliziotti corrotti. Abbiamo la prova di principio che togliere i freni alle cellule T o fermare i poliziotti corrotti può essere d’aiuto nella lotta contro il cancro. E’ una grande speranza che in parte si è già tradotta in benefici clinici.

A.B.
Data ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2015