Come distinguere la colite ulcerosa dal morbo di Crohn

Rilevante attenzione deve essere posta su due patologie infiammatorie croniche dell’intestino, spesso assimilate tra loro: la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa. Silvio Danese, responsabile del Centro per le malattie infiammatorie croniche intestinali dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano), nella videointervista – di cui riportiamo, di seguito, la trascrizione – ci spiega come e perché le due patologie si devono distinguere, sulla base dei sintomi e di eventuali esami di laboratorio. Entra in scena, infine, anche una terza patologia: la sindrome dell’intestino irritabile, oggi molto diffusa e spesso confusa con la più grave malattia di Crohn. Anche in questo caso, dallo studioso, indirizzi per procedere alla corretta diagnosi .

“La malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa sono due malattie totalmente diverse.
Molto spesso si fa confusione, perché – classicamente, in gastroenterologia – queste patologie sono state accomunate sotto l’unico nome di malattie infiammatorie croniche intestinali.
Ormai,però, sia i dati genetici che i dati della patogenesi ed anche gli approcci terapeutici ci dicono che queste patologie sono totalmente diverse, anche per il paziente che le vive.
E’ chiaro che, purtroppo, ancora oggi, abbiamo circa un 10-15% di pazienti in cui c’è un’area di grigio : c’è una sovrapposizione tra le due patologie. Non sempre, infatti, siamo così bravi nel riuscire a fare la diagnosi.

I sintomi. Dal punto di vista sintomatologico, la rettocolite ulcerosa è più facile da diagnosticare perché, tipicamente,i pazienti lamentano diarrea e presenza di sangue nelle evacuazioni : questo è già un campanello di allarme per il quale i pazienti si riferiscono subito al medico.
Invece, il vero problema è la malattia di Crohn, in quanto, molto spesso, essa viene confusa con la sindorme dell’intestino irritabile. Tante volte, i pazienti continuano ad essere rassicurati dal medico di medicina generale, proprio perché i sintomi, molto spesso, sono aspecifici: dolore di pancia ricorrente, alterazioni dell’alvo –  in alcuni casi con senso diarroico, in altri con stipsi – senza, però, avere dei sintomi classici di allarme. Solo in alcuni casi, invece, il paziente si presenta con i sintomi tipici: diarrea, presenza di sangue, febbricola; questo, ovviamente, aiuta subito il medico a fare la diagnosi, perché con esami strumentali mirati, si riesce a raggiungere l’obiettivo diagnostico.

E’ fondamentale capire che la sindrome dell’intestino irritabile è una patologia benigna che non progredisce e con un’ottima prognosi, a differenza della malattia di Crohn, la quale – essendo una malattia organica che può colpire l’organo in maniera diversa, in vari punti – può portare a delle complicanze che possono necessitare dell’intervento chirurgico.
Inoltre, se si tratta di sindrome dell’intestino irritabile, in maniera molto semplice, già con una banale visita e con degli esami di laboratorio elementari, è possibile essere rassicurati che si tratti, appunto, di tale patologia.

La diagnosi. Molto spesso, si arriva anche a 2 o 3 anni di ritardo diagnostico nella malattia di Crohn che comporta che,in molti pazienti - circa il 20%, quindi una porzione abbastanza importante – , già all’esordio, si abbia una complicanza che richiederà un intervento chirurgico.
Per questo motivo, stiamo facendo degli studi, con i medici di medicina generale, che sono volti ad individuare le cosiddette bandiere rosse per la diagnosi precoce della malattia di Crohn. In realtà, queste sono state già individuate : la presenza di una fistola, la presenza di febbre, la perdita di peso superiore al 10%, la presenza di sangue nelle feci, la familiarità.
Questi fattori, messi semplicemente in una lista portano alla conclusione che, se uno ne ha più di tre, allora deve vedere uno specialista.
L’obiettivo ultimo è cercare di differenziare i pazienti (con malattia di Crohn ndr) da quelli con la sindrome dell’intestino irritabile.”

A.B.
Data ultimo aggiornamento: 24 giugno 2015